Pensante





Titolo: “Pensante (melancholia)

Tecnica: Olio su tela

Dimensioni: 60x50 cm.

Anno: 1985


Iniziai a dipingere figure pensierose, con la mano appoggiata sul mento ed il capo leggermente inclinato, lo sguardo fisso in un punto proiettato al di fuori della tela. Le denominai: “Il Pensante”.

In esse rappresentavo un lato tipico del carattere: il mio stesso atteggiamento introspettivo espresso nella forma dell'alter-ego immaginifico… io guardo loro, esse guardano me… forse mi interrogano?... vogliono forse scrutare, indagare le profondità dell'anima? (Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray). L'abisso ha sempre suscitato un fascino magnetico: la vertigine (paura delle altezze, rocce a strapiombo nell'azzurro) si manifesta attraverso una tensione, una scarica elettrica che si propaga in tutto il corpo a partire dalle estremità inferiori sino a giungere al parossismo. Ma la paralisi che ne consegue, ne sono cosciente, è un meccanismo psico-fisiologico di difesa: essa preserva, protegge l'integrità corporea minacciata dal DESIDERIO dell'abisso: il salto nel vuoto come pura espressione della Volu-(p)-ntas Mortis (Thanathos vs. Eros, lo scoprì anche Freud, in opposizione alla libido, il Principio del piacere). In definitiva, Timor Vitae. Alcuni anni dopo, il mistero del Pensante, mitologema archetipo, cominciò pian piano a svelarsi. Dapprima, leggendo Tipi Psicologici di Jung, identificai Il Pensante con Epimeteo – il tipo introverso, legato al mondo del sogni e alle fantasie ed ostile al mondo reale – il fratello dell'estroverso Prometeo. Il Pensante, mio “riflesso Prometeico”: incarnazione dell'istanza del Super-Io, ammonimento della coscienza: Memento vitae, ricordati che devi vivere, hai un futuro da costruire, promesse da mantenere, impegni da assolvere. Ben presto anche un'altra importante coppia storica si pose in relazione con Il Pensante: gli antichi filosofi greci Eraclito e Democrito. I contrari, affermò Aristotele, sono vincolati in quanto appartengono allo stesso genere: essi infatti ineriscono reciprocamente. Tristezza, malinconia, melancholia, bile nera dell'essenza meditabonda. Eraclito, espressione figurata del divenire (panta rei, tutto scorre). Il pianto di Eraclito rappresenta la fugacità dell'esistenza e la consapevolezza che il passato più non ritorna (e tuttavia, anche la sua bellezza: Iki, in Giappone, significa bellezza dell'effimero: Sunt lacrimae rerum , Virgilio – L'uomo: come l'erba sono i suio giorni! Come un fiore di campo, così egli fiorisce. Se un vento lo investe, non è più, né più lo riconosce la sua dimora, Salmo 103), vanità dell'esistenza (Vanità delle vanità, tutto è vanità, Qoelet). Scacco dell'Essere: il mondo è abbandonato al disordine malinconico. Il Pensante è quindi l'espressione nostalgica di una felicità antica che ancora sopravvive nella memoria? Della fanciullezza, età dell'oro, l'Isola che non c'è? Melancholia, non solo un sentimento ma essenza e trascendenza, Utopia dello spirito artistico: è ancora possibile una salvezza nell'arte? Il contrasto nel contrario: lo spirito democriteo: pragmatico, utilitaristico. Quando ride Democrito, il suo riso è sardonico e cinico: disperarsi non serve quando sai che anche l'anima è fatta di materia, è mortale: puri atomi destinati alla dissoluzione, nessuna promessa di redenzione. Così i Pensanti cominciarono ad apparire nell'arte, nella letteratura. Nelle rappresentazioni grafiche tratte dalle Immagini della memoria di Giordano Bruno (De umbris idearum), ad esempio, dipinte da Walter Patriarca, seguendo fedelmente i dettami presenti nella tradizione ermetica (Cornelio Agrippa, Teucro Babilonese): carte simboliche che, secondo il nolano, esercitano un potere magnetico riequilibrante in sé e per sé; esse possiedono infatti una forza armonica intrinseca e chi le osserva riproduce in sé l'atavica, radiosa energia stabilizzatrice. Il segno dall'Acquario (il mio segno zodiacale! Sono nato il 6 Febbraio del '65): Ga, nella prima conformazione dell'Acquario, un padre di famiglia ed una signora nel gesto di coloro che pensano (mano appoggiata alla testa e capo reclinato). Lui ha in mano delle pietruzze e lei la conocchia. Nell'Anatomia della malinconia di Robert Burton (a cura di Jean Starobinski): da Eraclito, o della malinconia – le lacrime, la solitudine, l'ozio come espressione del caos, il disordine esistenziale (l'assurdità della vita prelude alla necessità dell'ordine sociale) –a Democrito, o del cinismo - per contrasto, il riso sardonico e beffardo (simbolo dell'assurdità della vita): gli uomini infatti, come burattini folli, perseguono da sempre e senza sosta scopi insignificanti in un mondo totalmente privo di senso. Secondo Starobinski tutto ciò prelude all'Utopia persecutrice: esigenza di un ordine sociale che regoli l'efficenza dinamica e condanna l'ozio. Esso si realizza in una condizione socio-patologica equivalente, tipica dei regimi dittatoriali: si chiama “ossessione paranoica dell'ipercontrollo sociale” (l'ordine utopico si definisce come il contrario in un mondo abbandonato al disordine caotico). L'onnipresenza vigliante di una supervisione, sul piano psicologico individuale, corrisponde allo sguardo incombente del Super-Io. Da Eraclito a Democrito quindi (gli opposti si attraggono), la malinconia genera a tutti i livelli varie forme di follia: il maniaco – l'ipocondriaco – il superstizioso - il solitario - il geloso - l'innamorato… Sulla copertina del libro di Burton, Democritus Abderites: il viso inclinato, appoggiato sulla mano sinistra, secondo un gesto usualmente attribuito ai malinconici … nella mano destra tiene una penna (nel mio caso, un pennello) … non scrive, sogna. Segno astrologico: Saturno; influenza = la bile nera. Il medesimo pianeta può favorire le grandi imprese dello spirito, o i suoi peggiori guasti: il sapere o la follia. Il passo è breve, Saturno mangia i suoi figli. “È dal fondo di se stesso che pretende di aver ricevuto l'esperienza della malinconia e, attraverso il malinconico lavoro dello scrittore (ovverosia del pittore), è se stesso che cerca di guarire, secondo l'antico metodo che consiste nel cercare il rimedio nel male”(Op.cit.). Vedere lontano (la fissità): è precisamente ciò a cui Democrito si applica. Anche la Domina raffigurata nel ciclo degli affreschi della Villa dei Misteri a Pompei, sacerdotessa dei misteri Orfico-dionisiaci, è una “pensante” e mira lontano: verso il passato, verso il futuro. Siamo ai confini con il regno dei morti. Dal lato opposto della stanza, è forse un caso?, il riso beffardo di un Satiro.


Nel quadro Pensante (melancholia) vi è una inversione simbolica delle tinte. La figura è dipinta in arancione, il viso è rosso, come la fiamma. Nell'intimo ribolle il fuoco. La melancolia è all'esterno della figura: in un cielo oscuro come la notte, veleggiano nubi bianche ed infuocate. I pensieri sono luminosi, bianchi come la luce pura. Essi viaggiano nello spazio. Il Pensante è forse innamorato? Il vincolo d'amore, prototipo originario di ciò che lega ed incatena, è un grande dèmone; “In tutte le cose risiede una forza divina, l'amore, padre, fonte, Anfitrite dei vincoli (simbolo della matrice originaria, luogo di scaturigine degli esseri)… Abbiamo detto nelle riflessioni sulla Magia naturale come tutti i vincoli, - scrive il Bruno - o si riconducono al vincolo d'amore, o ne dipendono o addirittura consistano in esso … l'amore è il fondamento di tutte le passioni … presso i pitagorici e platonici il vincolo di bellezza si trova definito come fulgore, raggio o almeno come impronta o ombra o simulacro e traccia di essa: stampata in primo luogo nella mente che adorna con l'ordine delle cose, in secondo luogo nell'anima che colma con la sequenza delle cose, in terzo luogo nella natura che distingue e caratterizza coi suoi semi, in quarto luogo nella materia che essa arricchisce di forme. Questo raggio brilla nella sua forma più limpida nella mente, limpidamente nell'anima, oscuramente nella natura, oscurissimamente nella materia.” (De vinculis in genere, Giordano Bruno)