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anno 2017


Scacciamosche

di Silvia Comoglio


una indagine psicologica






Scacciamosche della poetessa Silvia Comoglio è un poemetto edito da puntoacapo Editrice, collana Altrescritture (2017). Cercherò di leggere ed interpretare un testo poetico onirico e visionario, sorgente dalla profondità dell' inconscio , utilizzando in questo breve saggio il metodo psicanalitico freudiano ( utilizzando i meccanismi di rimozione, simbolizzazione, condensazione, sovradeterminazione, inversione descritti nell' Interpretazione dei sogni). La tesi sostenuta è la rielaborazione poetico-simbolica dello sviluppo della libido attraverso le sue fasi infantili principali. Il processo della rimozione è presente già nel titolo, “scacciamosche” : qualcosa di importuno vuole affiorare alla coscienza dell' Io, lo troviamo espresso ad esempio a pag 23 nel verso “ della casa calzato, in amnesia!” e a pag 27 nel verso “ la notte a-non-ricordo plasmata”. Esiste una scissione psichica, una primitiva ferita spirituale incombente molto vicina alla follia: l' incipit a pag 18 è quasi una costatazione : sei scissa”, ed il verso a pag 21 lo ribadisce addirittura come cifra, unità di misura stilistica : “è cifra, fu detto, scissa di presenza”. Questa scissione si manifesta attraverso la necessità ecolalica della parola che viene sovente raddoppiata: es.


Farsi farsi

assolto assolto

folli folli

bachi bachi

dentro dentro

dormire dormire

sia sia

buie buie

sussurra sussurra

i tardi tardi

un olmo un olmo

salvi salvi

un dormire un dormire

sognando sognando



è come se il soggetto osservasse la cosa, contemporaneamente, da due punti di vista differenti; in altre parole, il soggetto poetico non è l' Io cogito (ovverosia l' autocoscienza razionale individuale che divide et impera) , ma è l' Es allo stesso tempo poetico e filosofico della scrittrice : è la realtà nascosta , l' istanza vitale, l' energia che a livello inferiore oscilla, divide e moltiplica le persone (Io, Tu, Noi, Voi). Quando il sogno sprofonda nel silenzioso nulla cioè nel pacifico limbo o nirvana, quando la parola manca , quando il discorso si fa via via più frammentario ed ellittico e la grammatica stessa va alla deriva – cioè nel momento mistico del poema ( nel luogo senza luogo : le pagine 33 – 34 – 35 si trovano in corrispondenza alla metà del libro – il suo cuore - e non a caso la parte II, pag 33, inizia con il verso: E' limbo! Di baci a rispondi/ tutto il rimasto di alba alle sei? : è questo il momento esatto della transizione, l' apoteosi dell' amore, il bardo che precede l' aurora dell' illuminazione - il risveglio dal sogno del samsara)qui, nel luogo senza luogo, sorge finalmente la pura Semplicità ove i pensieri, le immagini che increspano la natura della mente nascono e muoiono come le onde del mare: luogo della visione dioratica (Gregorio di Nissa) , contemplativa, dell' intelletto d' amore ( del cuore purificato ove sguardo divino ed umano si incontrano). Teniamo a mente questo andare alla deriva della visione (ti tiro gli occhi in barca ; cfr. Il proverbio “tirare i remi in barca”) lo ritroveremo più avanti; chiediamoci ora: è possibile incontrare e seguire un percorso narrativo nel poema di Silvia? Io penso di sì: la vicenda, come nei poemi antichi, inizia in media re, a metà della storia, cioè nella soglia di transizione tra il dentro ed il fuori. Ogni cosa sembra esistere in due modalità esistentive speculari ed è onticamente scissa nel senso eckhartiano del wesen, l' essere illuminante-illuminato ( l' essere dell' ente pensato come qualcosa che viene continuamente alla luce) e dell' unwesene, l' essere non-illuminato ( il suo complemento negativo, il dispiegamento essenziale che si mostra solo nel nascondimento; cit. Reiner Schürmann, Maestro Eckhart o la gioia errante), l' iper-essere neoplatonico o fondamento oscuro e misterioso. Proviamo ad immaginare il dentro : esso è una stanza nella casa della memoria, una immagine onirica infantile emergente; qui una bambina, si chiama Silvia – la Silva in scabiem del Poliziano, la libertà e la vastità della selva in cui istintivamente covano la ribellione e l' ira , nomen-omen - sta piangendo davanti ad un piatto di minestra. Si sa, la minestra non piace ai bambini e la sua mamma la sta già preparando, e questo peso affonda le radici nel cuore: (pag 39)


la zuppa è sopra il fuoco e tutto mi si scuoia

cóme fossi di vapore dove ho solo un olmo un olmo

sul petto che dispenso a verbo stretto di pensiero


la bimba sta letteralmente bollendo dentro il suo brodo; dentro è una pentola a pressione, una forma stretta e pesante di pensiero, l' inizio della nevrosi : un olmo un olmo sul petto che dispenso a verbo stretto di pensiero. Confrontiamo questi versi con quelli di pag. 19, lo stato di transizione:


...


come se del lato dell' ombra fissata al petto

restasse qui sopra, su questa terra, un baciarmi

forgiato ad elmo pre-cosciente



Nello stato di transizione si attua la trasformazione; si noti la corrispondenza e la simmetria delle parole : olmo diventa elmo, sul petto diventa fissata al petto, che dispenso diventa un baciarmi, verbo stretto di pensiero diventa pre-cosciente. La struttura poetica dei due livelli è la stessa ma la tonalità emotiva è completamente differente: anche la percentuale delle vocali cambia con l' inversione delle vocali cupe (o/u) con le vocali aperte (a/e): (28o/u - 19 a/e) contro le ( 12 o/u – 26 a/e ); nel lato d' ombra, una nuova luce ci rischiara! Si può inoltre ipotizzare il passaggio dalla fase primaria dell' erotismo ( la fase narcisistica autoerotica) alla fase pre-edipica successiva, in cui l' oggetto d' amore resta tuttavia ancora indifferenziato (non si conosce il sesso di colui che bacia, il cui viso è nascosto dalla visiera dell' elmo). Il “dentro” manifesta una realtà superficiale e sovraesposta dell' ente: la zuppa è sopra il fuoco; nello stato di transizione invece ci avviciniamo al lato dell' ombra, il luogo dei baci che per il momento è ancora un luogo terrestre. ( su questa terra) .

L' uscita ( unwesene, il fuori ) non esiste al modo indicativo cioè non è uno stato dell' essere ; è piuttosto un aver-da-essere , è dimorare nell' erranza del cá-mmino (pag.28; cá sta per casa, dimora ) come possiamo capire dai versi di pag. 30:



Saremo visti sui tempi da sognare,

erranti ancora soli? A tratti già rimasti

di buio sempre in braccio? tenda, di tre passi,

entrata di difesa nell' ombra dell' elmo che ti porto

in grazia, enorme , di bugia?



L' azione viene proiettata nel futuro ovverosia la sua realizzazione rimane sospesa ad infinitum; la questione, sintatticamente legata al punto interrogativo, è lasciata aperta sino alla fine del poema, che infatti termina con una domanda: p.s. Tu,sai dirmi? Dei grandi / baci a rispondi del mare di dio. L' elmo è il luogo d' ombra dei baci divini ove l' eros sublima e si mostra solo nel nascondimento: la tenebra in cui l' agire dell' anima si unisce all' agire di Dio ( Reiner Schürmann op. Cit.) Queste parole hanno un sapore biblico e ci ricordano il viaggio nel deserto, verso la terra promessa, del popolo d' Israele; la tenda protegge l' arca dell' alleanza: la tenda è nell' ombra dell' arca, la potenza universale e divina dell' amore-mare, il panfilo lungo/ del mare di dio (pag. 50; pan= tutto , filo= amore). I tre passi hanno il valore simbolico, emblematico del sigillo; nel poema di Silvia corrispondono ai tre punti in cui è presente la frase in grazia enorme di bugia che possiede un significato magico, trasfigurante ( es rovesciata a forza ... i mutati te):


sul peso vi vidi dell' impeto di terra,

ombra, rovesciata a forza,di un' unica corrente

dísuscita sacra! In grazia enorme

di bugìa (pag. 17)



Quanti ancora i folli folli di saliva? I mutati

te che passa venuti, sull' ombra della sponda,

come se in grazia, enorme, di bugia?



tenda, di tre passi,

entrata di difesa nell' ombra dell' elmo che ti porto

in grazia, enorme , di bugia? (pag. 30)



Ma ritorniamo ancora alla bambina seduta davanti al piatto di minestra, dentro la casa; i versi a pag. 26:


tra le quaglie buie, buie di fragore,

restavo al buio a casa, a salare -

questo brodo sigillato a specchio

negl' occhi slogati a vita in terra -

di bisogno


in un fragore assordante le lacrime sembrano scendere per salare (cagliare = quaglie, assonanza fonetica) quel mare di brodo che non vuole trasformarsi in viscere di sale ( pag. 29); il brodo che sa di sale ( e quindi non può essere mangiato) ed il viso che si specchia sulla sua superficie sono immagini collegate al racconto biblico della moglie di Lot (che si trasforma in statua di sale durante la fuga da Sodoma e Gomorra) e ai miti greci di Narciso e di Niobe di Tantalo. Psicologicamente essi esprimono in forma mitologica i complessi fissati al blocco dello sviluppo infantile primario della libido alla fase narcisistica orale ed anale, i cui sintomi nevrotico-malinconici talvolta riemergono sparsi frammentariamente nel testo poetico: es. E dopo fu pensarmi, a piombo dello sguardo!, in questo vostro dire che è verbo del piangere lontano...disse: terrei di sale – il legno di capanna ...con tutto, tutto-il-peso!, al centro della stanza, terra, di frammezzo, a mí-llefili monca. (pag. 35). E' a questo punto che le lacrime liberatorie operano quella magica metamorfosi con cui inizia il poema di Silvia Comoglio: (pag. 15)



ora dite se fu la notte di pubblica fatica

a farsi, farsi in questa stanza, forma -

gocciolata ad acqua! Di sola mia coscienza

adorna, per amore, a peso di stupore


Il poema che , come abbiamo già visto, termina con una domanda aperta: “ tu, sai dirmi?” inizia con il vocativo “ora dite”; qui la notte, presente “dentro” alla coscienza, sembra sciogliersi in lacrime d' amore – nell' elmo-cranio-casa-antro platonico-cuore avviene la trasfigurazione dell' ira nell' amore (cfr. La teoria degli spérmata, semi, in Gregorio di Nissa: gli impulsi,gli istinti si manifestano come energie dinamiche, passioni, che possono germogliare nella virtù o degenerare nel vizio) attraverso la grazia della preghiera del cuore (ora dite , dal latino orare – pregare: l' esicasmo è la preghiera dell' assoluzione - il cuore assolto assolto - l' assoluzione del cuore è il fiorire della parola-respiro che si ferma sul limite delle labbra , la bocca rimane muta: è – muta di bocca ) che apre l' uscita , il passaggio ( dissognami, dísuscita) da uno stato emotivo negativo, mortifero ( dormire e sognare dentro) ad uno stato positivo, vitale (dormire e sognare fuori). La stanza è quindi solo da un lato simile ad una notte chiusa, luogo del crimine ( a crimine di tempo ... il ... suicidio? uno scandalo che piange/appeso a corpo di parola) in cui gli occhi già slogati a vita sono oramai fuoriusciti dalle orbite ( ti tiro gli occhi) e la visione stessa , rivolta indietro ( re-trovia) , appare ossessiva-dissonante ( vederti è il luogo chiuso e differente, unico tuo fischio). Questo modo passato dell' essere ( l' essere-stato), tomba (sul peso vi vidi dell' impeto di terra) contenente le spoglie terrene ( sacra!) , è mero luogo del ricordo ( memento = ricordati!), cenere (sale). Sarebbe però un errore conferire esclusivamente un significato etico a questa dimensione ctonia; attraverso il lato oscuro, saturnino dell' essere, Silvia Comoglio recupera infatti tutta una tradizione filosofica ermetica che ha nel Rinascimento, e soprattutto nella figura di Giordano Bruno, il referente più illustre. La melancholia , l' arte per antonomasia dei poeti e degli alchimisti, se da una parte affonda la propria brama dentro l' oscurità della materia (la nigredo delle passioni, delle emozioni) in cui la psiche appare imprigionata (cfr. Bőhme); ed in questa guisa possiamo leggere il post scriptum di pag. 32:


hanno orsi sulle case, svegli,

a carcerieri! col passo -

pronto sulla soglia, su queste

nostre stesse ombre -


dall' altra parte può aprirsi alla forza creatrice e sapiente della follia: Quanti, ancora, i folli folli di saliva? (pag. 20); “la via estatica conoscitiva (chiamata da Colli anche via della follia) si basa sull' evocazione con immagini , che portano alla conoscenza attraverso il bagliore dell 'intuizione partecipativa “ (da “Giordano Bruno”, Gabriele La Porta, Bompiani; in riferimento alla VII lettera di Platone); questa forma di conoscenza immaginativa può superare la scissione originaria , la “vecchia inimicizia”, tra la parola poetica e la parola pensante ( Giorgio Agamben, intr. a Stanze): travalicando la conoscenza razionale, avvicinando così l' umanità alla divinità. Ecco perchè la poesia di Silvia Comoglio si sviluppa attraverso scene, immagini eidetiche simili a grumi di senso dispersi in un substrato ritmico versificatorio (che garantisce il continuum temporale del discorso) e trattenute da fili misteriosi (mí-llefili) : esse rappresentano il correlato linguistico delle 36 immagini della memoria di Giordano Bruno, la via per trasformare il mondo attraverso se stessi ( dialettica tra micro e macrocosmo). Tutto appare pervaso dal sogno, come nella poesia I sogni di Tjutčev (1829):


...La vita sulla terra è stretta dai sogni...


sogni esterni e sogni interni, un intero mondo di pensieri misteriosi ed arcani da proteggere e nascondere (poesia Silentium di Tjutčev, 1829, Oscar Mondadori ed.): Taci, nasconditi e i tuoi sentimenti/ cela, e i sogni – nel profondo dell' animo si levino/ e in silenzio calino/ come stelle nella notte -/ ammirali – e taci. Dice Silvia: è -muta di bocca!. Come in Tjutčev, anche in Silvia i sogni – le stelle nella notte – cadono come pioggia : la stella babau del giorno di pioggia, vera liquefazione del derelitto cuore-stanza orante ( Può rivelarsi il cuore? E potrà un altro capirti? Comprenderà ciò di cui vivi?) da cui, come da una sponda, per magia, parte un' unica corrente ... in grazia enorme/ di bugia. E come in Silvia, anche in Tjutčev il sogno si trasforma in onda, in viaggio e già all' approdo si fa viva la navicella magica.

Nel poema di Silvia questo viaggio assurge progressivamente alla dimensione cosmica, si dilata come dalla sorgente al mare in un dinamismo panico (NB: dio è scritto con la lettera minuscola): Di questa sola riva ...i mutati te che passa venuti, sull' ombra della sponda ...dal nobile tuo porto nato dal sém-plice venire ...il cuore, tu versi a guado della bocca...e tu sei nave che scambia/ le barbe di vita? I nulla i cicala/ di quando vanno le notti verso/gli occhi di mai ...ti tiro gli occhi in barca.... nell' onda muta di cielo ..lo scrivere a sogno il panfilo lungo/del mare di dio ...dei grandi/ baci a rispondi del mare di dio. Una profonda e misteriosa voce simile al fragore del tuono ha aperto il tetto della casa !:


dal tuono io voglio che si parta, (pag. 34)



fu ebbra voce a taglio il tetto-

della casa calzato, in amnesia!(pag. 23)


questo fu mandato in segno di saluto,

il tempo, nel retro della casa, aperto sulla testa,

a morsa di stupore (pag. 48)



questo evento, unendo il cielo e la terra (Mircea Eliade), dilata il significato simbolico delle cose; inizia così un nuovo modo naturalis di dormire e di sognare. La mente spazia déntro - déntro al vento nel cielo infinito, tra i pianeti e le costellazioni: per Monstra ad Sphaeram, un passaggio necessario di purificazione attraverso il mostro sino alla contemplazione dell' Idea (Aby Warburg). Ecco l' Orsa maggiore e minore, le guardiane del polo che mai si immergono sull' orizzonte dell' oceano a proteggere il Cosmo dalla dissoluzione nel Caos (“hanno orsi sulle case, svegli, a carcerieri!) ed il Capricorno immoto, la mezzanotte dell' anno, il tempo panico del non-ritorno, l' attesa della rinascita del Sol invictus dalle tenebre invernali e Porta degli dei che simboleggia il distacco dalla materia (e aspetto il tuo segnale, fermo- nel sonno dei miei capri); ecco la costellazione del Leone il cui segno è domicilio del Sole, il dio fecondatore che è centro propulsore e vivificante del nostro sistema e regge il cuore ( Planetario, Alfredo Cattabiani, Oscar Mondadori ed.); vicino al Leone ecco il Cane Maggiore con Sirio, la stella babau del giorno di pioggia (della canicola estiva, deriva il suo nome dal greco seiriáo, brucio, sono ardente), la stella più brillante di tutto il firmamento. Ed infine, ecco la costellazione estiva dedicata ad Ercole, mitologicamente raffigurata come un guerriero inginocchiato che scuote la sua clava dorata nel cielo ed agita le stelle: questa trasfigurazione cosmico-simbolico-fallica del padre-eroe nel poema segna il superamento del complesso edipico e del complesso di castrazione ( ti tiro gli occhi in barca, in relazione alla cecità indotta dalla masturbazione e/o dalla visione tabù: l' amplesso amoroso dei genitori?); la vittoria di Ercole sul leone di Nemea e la successiva assunzione cosmica ( Ercole indossa come tunica la pelle del leone ucciso, ed una tunica di pelle è per Gregorio di Nissa il corpo umano; essa diventa lo strumento della morte dolorosa e bruciante dell' eroe: allegoria della gelosia della moglie Deianira che per vendetta imbeve la pelle con il sangue avvelenato conservato in un alambicco) adombrano la gelosia infantile della bambina nei confronti della propria madre, le primitive ferite d' amore, il desiderio inconscio di eliminare la madre concorrente e di innalzare il padre ( il complesso di Elettra: di conseguenza compare anche il senso di colpa rimosso: l' elmo che nasconde il volto significa la rimozione; lo scacciamosche è lo strumento che scaccia ciò che, riemergendo alla luce della coscienza, va e viene): (pag.24 e 25)


sia tempo a notte di polmoni il dormire,

dormire-qui-per-terra!, ad atto che conosce

tutto del mio sogno: e sia, sia buio,

buio a scacciamosche!, l' ombra di bastone

che, curva di sutura, ruota sulla stella

sulla corsa sul leone


--


è fronte di questa sola ombra,

ombra-esaminata-d' oro,

quanto è mescolato a tono

di esodo che viene



(pag 45)


fu un dormire, un dormire?

qui-per-terra, unici e prudenti?

un dormire, dite? guardando cosa fare

e sognando, sognando poi di tutto -

per sapere cosa fare



Il terribile aspetto ferino della figura paterna è una rappresentazione simbolica della trasformazione della libido infantile; essa può assumere la figura del leone o quella del cane. Il leone rappresenta il momento solare, dorato , fecondante della libido ( Tjutčev dice: Anima, anima, anche tu dormivi... /Ma cosa ti agita all' improvviso,/ cosa culla il tuo sonno – e lo bacia/ e fa d' oro i tuoi sogni?) mentre il cane ne esprime il momento oscuro, bramoso ( nella stella babau possiamo scorgere anche l' incombere di un castigo legato all' ammonizione a non dire bugie: parola che si ripresenta in modo ossessivo per tutto il poema). Se la figura paterna, come abbiamo visto, è una proiezione (transfert) del plesso solare ( nell' Utriusque Cosmi Historia , 1617, dell' alchimista Robert Fludd vi è una magnifica raffigurazione dell' uomo ermetico come microcosmo: qui sole e cuore, identificandosi, percorrono la medesima via ), la complementare figura materna compare sublimata nel notturno lunare di cui ricostruisco così la sequenza:


(pag.35)

chi viene per svegliarmi

è luna che si fende

nell' albero del tempo, lungo

nodo scuro

fatto solo a spasmo , solo a scala

nel retro della casa


(pag 27)

bianca di gradini, dove, il cuore,

tu versi a guado della bocca


(pag. 37)

E' molle oltre distanza

mé-zzanotte alla fontana? Mutata-

effige del Sempre in ramo sull' acqua?


(pag. 41)

sei stato, disse, così felice!, di grazia-

immota a luna, dove quanto ti sussurro

sono appena gl' occhi del tempo che non viene ,

questa sola fine vista dove spazia l' al-

bero mortale -


(pag. 36)

sussurra, sussurra a coprirmi,

i tardi, tardi-che-incontro!, baci dell' orto



(pag.50)

questo mandate in segno di saluto,

la notte a nettare di pino!, dove-

è lunga l' ombra di sembra quanto

lo scrivere a sogno il panfilo lungo

del mare di dio-



/pag 48)

questo fu mandato in segno di saluto,

il tempo,nel retro della casa, aperto sulla testa,

a morsa di stupore



Nell' ascesa/discesa delle anime attraverso le sfere celesti, la luna è il luogo uterino prossimo all' umanità. La scala bianca di gradini, illuminata dalla luce lunare, è la lunga ombra dell' albero, il pino, da cui effonde benaugurante l' effluvio di resina : l' axis mundi ( sempre una raffigurazione fallica del padre), la via del cielo o via lattea. Il simbolismo presente in queste strofe è intimamente correlato con le rispettive immagini archetipiche dell' ascesa/trasformazione dell' anima nel progresso spirituale in Gregorio di Nissa: l' immagine dell' albero, della fonte di acqua, del profumo, l' immagine della scala, il volo e la corsa dell' anima, la tenebra divina .( cfr. Il saggio di Giuseppe Ferro Garel, Gregorio di Nissa , Il leone verde ed.) In questa sequenza Silvia ci parla anche, poeticamente, del mistero della nascita che, come abbiamo visto, ha coinvolto entrambi i genitori (Sole e Luna). Sin da piccoli ci hanno raccontato che i bambini arrivano dal cielo: nella fantasia poetica il cielo appare come un immenso, limpido prato erboso mosso dal vento ove i bambini si trovano immersi in piccoli crisalidi, embrioni ancora in formazione:


(pag 21)

disse che è ampia quanto una fronte

l' ampiezza che varia di vita nell' onda

muta di cielo sgombra a trifoglio


(pag 22)

solo bachi bachi ho risposto sopra al vento-

bachi di re che vanno senz' ossa! Déntro -

dentro al vento



esserini calzati , chiusi nella tunica protettiva come in una casina bianca sospesa e simili a nubi (cfr. nubes = nozze), ma pronti all' uscita e destinati scendere sulla terra come stormi di anime-uccello, all' appressarsi dell' aurora;


...che ù-

signoli stupendi chérubinano in cielo

andando, indietro, tutti a ritroso...


così ha termine anche il sogno di Silvia: gli occhi , sfatti dalle lacrime ( dimmi se davvero tanto- abbiamo lù-ccicato ), finalmente baciati dalla consolazione (alla fine ci sentimmo- /consolati! Baciandoci sugli occhi,) ora non pungono più: chiusi nel sonno degli angeli.


Z.S. , giugno 2017